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Agustí Chalaux
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LE COMUNITÀ GEOPOLITICHE NELLA STORIA
Nota: le
frasi in blu sono commenti del relatore.
(Questi appunti sono tratti
dalle lezioni che impartiva Agustí Chalaux durante il decennio
1980-90, nella scuola di adulti che offrì Xiri.)
Punti da studiare per capire alcune cose degli
avvenimenti documentati sia del passato che dell'attualità,
sia esclusivamente spagnoli che europei o mondiali.
1. Terminologia sistematica (Agustí
aveva la fissazione di definire perché, parlando senza definire,
le persone si confondono e non parlano della stessa cosa.):
1.1 I Greci chiamavano ACROPOLIS o POLIS la comunità
geopolitica e i Latini CIVITAS, parole matrici dalle quali provengono
i nostri termini attuali:
1.1.1 "POLITICA"
1.1.2 "CITTADELLA, CITTADINO, CITTADINANZA, CIVILE, CIVILTÀ
"
1.2 La traduzione esatta del termine POLIS, nei
linguaggi neolatini, è "CITTÀ-IMPERO" (non
CITTÀ-STATO, questa ultima espressione prende la parte: STATO,
per il tutto: IMPERO) (Lo Stato è una
parte dell'impero, quella che fa da gerente in questioni legislative
ed esecutive.).
1.3 Sia i Greci che i Romani intendevano POPULUS
e DEMOS in un modo molto più preciso del nostro termine "POPOLO":
questi termini greco e latino erano intesi sempre nel senso di "COMUNITÀ
GEOPOLITICA ORGANIZZATA SPONTANEAMENTE ED ESPANSIVAMENTE, IN MULTIPLE,
COMPLESSISSIME E BEN VIVENTI CITTADINANZE LIBERE".
In questa maniera bisogna intendere le espressioni
"DEMOCRAZIA", "VOLONTÀ POPOLARE", "AUTORITÀ
POLITICA", "IMPERO",
Per fissare le idee e non dilungare la presente
sintesi, espliciteremo solo le traduzioni sem-etimo-logiche dei
termini composti greco "DEMOCRAZIA" e latino "IMPERO"
(L'anarchia deve esistere nel mondo della
libertà individuale. Archia riguarda la comunità e
anarchia riguarda la persona. I due concetti, così intesi,
sono complementari e non si escludono.).
1.4 In greco classico, la parola composta "DEMO-CRAZIA"
significa: SVILUPPO (IN FORZA) DEL POPOLO, ORGANIZZATO IN IMPERO
DAI SUOI STESSI, LIBERI E SOLI CITTADINI (Ad
Agustí l'acrazia non piaceva - crazia significa 'forza';
acrazia, 'senza forza' - preferiva la parola libertario.).
1.5 La parola latina IM-PERIUM, IM-PERARE, IM-PARARE
significa solo ed esclusivamente "ESSERE FERMO, PRE-FERMARSI
INTERIORMENTE, DA DENTRO (PER FAR FRONTE AI PERICOLI ESTERNI)"
(Le città-impero sorsero quando furono
inventate le mura, le mura erano un elemento persuasivo per chi
volesse entrare. Volere un impero non è cattivo, diceva Agustí.
L'imperialismo è cattivo, perché significa voler dominare.).
2. Non è documentato che - circa 10.000 anni fa, epoca iniziale
in cui fu creata in Asia Minore la prima ACROPOLI, CITTADELLA, CITTÀ-IMPERO
- nessuna comunità politica, nessun impero, nessuna "cité",
nessuna democrazia, nessuna repubblica,
non fosse multi-nazionale,
poli-etnica, pluri-gentilizia,
(Gli
accordi che si prendevano venivano da diverse persone capaci di
fondare un impero.)
2.1 Platone (Agustí
lo nominava molto.) insisteva molto sul fatto che una POLIS,
una CITTÀ-IMPERO, un IMPERO inizia sempre e dovunque come
una pluri-nazione strategica, a lungo negoziata, volontarista, efficacemente
concordata, che per molto tempo non è ancora una neo-etnia,
una unanimità auto-pacificante e auto-personalizzante, auto-civilizzante
e auto-ecumenica, ma che col tempo e se risponde ai desideri coscienti
e incoscienti di tutti i suoi membri, individuali e collettivi,
può trasformarsi in una nuova nazione.
Una comunità geopolitica a lungo uni-nazionale
non è mai esistita in alcun luogo nella panistoria mondiale
scientificamente documentata: è una ucronia e una utopia
irrealizzabile, almeno a livello di tutta l'esperienza da circa
10.000 anni (Panistoria significa 'tutta la
storia').
I Catalani, dopo le loro sconfitte storiche, comprese
quelle più recenti, non hanno più tempo da perdere
e bisogna che imparino la lezione: la strada delle loro libertà
fenomeniche, concrete e reali, passa attraverso la formazione dell'IMPERO
EUROPEO (La grande visione di Agustí.).
Noi catalani non possiamo più perdere le
nostre energie etniche e inter-etniche (CATALOGNA SETTENTRIONALE,
ANDORRA, PRINCIPATO, FRANGIA D'ARAGONA, VALENZA, ISOLE CATALANE,
ALGHERO) per sopportare fanta-Stati nella loro lotta ritardataria
contro l'Europa delle etnie.
Gli attuali fanta-Stati della nostra disastrosa
Europa sono un esempio tipico di sgoverno e disordine dall'alto,
la peggiore mania di tutti gli imperialismi consumati, vecchi e
definitivamente falliti.
2.2 Quando una comunità politica o "impero",
durevole in quanto efficace nella pratica quotidiana e secolare,
si è super-nazionalizzata, si è trasformata in una
neo-etnia, ha acquisito, naturalmente, spontaneamente ed espansivamente
una unanimità quasi istintiva ed ereditaria in tutte le questioni
più importanti della vita sociale-interna e inter-imperiale-mondiale,
tende a scomparire dalla mappa degli imperi per formare liberamente
parte contraente, come neo-etnia quale è, di un nuovo IMPERO
PIÙ IDONEO, in funzione delle nuove realtà e circostanze
strategiche, tra tutti gli imperi esistenti in quel momento in tutto
il mondo, sempre più inter-dipendenti per azione sotterranea
e persistente di un ininterrotto progresso tecnico (Per
esempio Internet. Le frasi di Agustí possono essere lunghe
e barocche, ma lette lentamente sono molto chiare.).
3. Le comunità politiche che sono esistite nella storia umana
per un tempo sufficiente a lasciare testimonianza documentata della
loro evoluzione reale, sono state basate e lo sono ancora sulla
nozione di "PATTO" (foedus, in latino; parola parallela
a FIDES, riservata progressivamente alla FEDE TRASCENDENTE, MISTICA,
METAFISICA, CHE VA AL DI LÀ E AL DI FUORI del tempo e dello
spazio fisico-fenomenico,
).
3.1 La parola latina foedus fu sempre più
riservata alla "fedeltà fenomenica, giorno dopo giorno,
a un patto negoziato e stretto liberamente". Ha dato, solo
ed esclusivamente, in latino e nelle lingue neo-latine, due unici
derivati "federazione" e "confederazione".
3.2 Qui si impone una riflessione, che troveremo
di nuovo, per esempio, nell'istituzione monetaria: la mente dell'uomo
crea, in primo luogo, nozioni complessissime con e attraverso le
sue folgorazioni e realizzazioni intuitive-nascenti e, solo in un
secondo momento, distingue, analizza (calcola i componenti) e teorizza.
E questo processo mentale è, sempre dovunque e in tutto,
molto lungo e dura migliaia e migliaia di anni. E ci siamo ancora.
E bisogna educare il popolo in previsione di realizzazioni future
pan-democratiche.
La più primitiva "multi-confederazione
interna (multi-intra-confederazione o multi-endo-confederazione)"
fu quella ecclesiale-inter-totemica-endo-etnica
(Convocazioni per scopi sacri, di trascendenza, convocavano i totem
per portare più ricchezza in conoscenze di tecniche e di
persone e per diversificare il loro menù.), che si
sviluppò verso il -60/50.000, dopo una lunghissima preparazione
di 40/50.000 anni.
(Questo è successivo:
si esponevano verso l'esterno, verso l'estero.)
La più primitiva "uni-federazione esterna, rivolta all'esterno,
all'estero (uni-extra-federazione o uni-eso-federazione)" è
molto posteriore e si sviluppò solo, per la prima volta,
verso il -10.000/11.000 (Periodo in cui si
instaura il patriarcato, scompaiono tutti i resti, portano via tutto
e, alla fine, arrivano a un accordo.) tra guerrieri vincitori
e vinti schiavizzati, ma tutti resi fratelli di sangue: così
si formarono le prime uni-eso-federazioni multi-familiari e tribali.
Acquisisce una pienezza così efficace e durevole, con le
uni-exo-federazioni delle "acropoli, polis, urbs, civitas,
"
multi-tribali, multi-nazionali, multi-gentilizie, poli-etniche,
, che dura, nell'Asia Minore, dal -8.500/8.000 fino al -2.600.
Bisogna dunque studiare bene tutta questa lunghissima
evoluzione fenomenica dell'uomo, sempre più documentata:
3.2.1 la prima, endo-multi-confederazione, senza
scosse, con continuità quotidiana, nella quale tutti partecipano
liberamente, nata per la prosperità interna, per la pace
endo-etnica e inter-etnica (-60/50.000);
3.2.2 la seconda, eso-uni-federativa, una sola vista dall'esterno,
ma, per definizione accumulutiva della storia, utile solo, a livello
dei cittadini e delle cittadinanze, se sa rispettare la libertaria
endo-multi-confederatività passiva e attiva, che tutti portiamo
nel cuore e contro la quale non può competere, mai né
in nessun luogo né in niente, la violenza coattiva, il potere
brutale, la forza imbecille, la tirannia effimera, il dispotismo
disumano.
Bisogna comprendere che la seconda manifestazione
della "uni-eso-federazione" nacque in un clima insensato
di violenza, prodotta dalla terribile ribellione dei pre-patriarchi
contro tutte le culture matriarcali e viriarcali precedenti (nel
viriarcato più antico un maschio condottiero è lo
schiavo di tutti, quindi vigila e protegge il gregge mentre gli
altri mangiano). Nel matriarcato la donna era il centro nazionale
e sociale di ogni gruppo umano costituito come endo-etnia libertaria.
Chi non ricorda questo fatto originario (la guerra) (-11.000) di
tutta l'evoluzione umana ulteriore, non capirà niente né
nella linea spezzata dei fatti documentati, né nell'espressione
"pienezza dei tempi storici" che accompagna, volens nolens,
la nascita della nostra era cristiana.
3.3 Nel e per il patto uni-eso-federativo, la mentalità
pro-politica precede lo spazio geo-politico: in altre parole, le
esigenze guerriere-strategiche fanno nascere, nelle persone individuali
e collettive di etnie differenti, ma ugualmente minacciate da altre
o ugualmente vincitrici su altre, ma senza capacità di vittoria
tra di loro, il desiderio, la nozione, all'inizio subcosciente,
della loro uni-federazione esterna, della loro uni-federazione verso
l'esterno, della loro uni-eso-federazione, tuttavia senza alcuna
perdita delle loro peculiari libertà nazionali-cittadine,
ottenute per indefinito pluralismo confederativo e confederale interno.
È la negazione di questo precedente così tanto libertario
indefinito pluralismo confederativo e confederale interno ciò
che fa fallire definitivamente, nella coscienza dei popoli, uni-eso-federazioni
ancestralmente iscritte nella storia. (Se
non ci capiamo all'interno, non possiamo esporci al di fuori.)
3.4 Riassumendo, qualsiasi patto uni-federativo-esterno
e pluri-confederativo-interno
3.4.1 o è di negoziazione e contrattazione
completamente libera tra le etnie con aspirazioni di eso-uni-federazione
e di mantenimento o ingrandimento delle loro già conseguite
libertà; in questo caso, se la buona intesa iniziale perdura
grazie ai sacrifici intelligenti degli uni e degli altri, se la
libertà primaria è rispettata e ampliata dagli uni
e dagli altri, se le concrete libertà fenomeniche e le sicurezze
giuridiche dei cittadini e delle cittadinanze sono costantemente
rispettate e ampliate con riferimento esplicito e in virtù
ricordata della fedeltà, giorno dopo giorno, di tutti i loro
liberi patti fondativi, la comunità geo-politica che ne risulta
è durevole contro tutte le avversità della storia
e sa sfruttare tutte le congiunture favorevoli, finendo col creare
una super-neo-nazione nuova, una unanimità profonda e radicale
tra etnie e inter-etnie originariamente molto differenti e persino
nemiche, una neo-nazionalizzazione e neo-nazionalità della
quale tutti sono orgogliosi e che se si sovrappone a tutte le eredità
ancestrali-particolari di tutte le persone liberamente-partecipanti
a questa simbiosi suprema e entusiasmante
(Su come si possono organizzare le cose in modo libertario, questo
paragrafo per me è prosa politica poetica.).
3.4.2 Oppure è imposto sin dal principio,
a partire da qualsiasi momento storico, con la forza bruta, il tradimento,
l'inganno, il cinismo, il dispotismo, la tirannia, il potere ignominioso,
i sistemi burrocratici-polizieschi-militaristi,
senza considerare
l'enorme differenza pratica tra uni-eso-federazione (verso l'esterno)
e l'indefinitamente libertaria pluri-confederazione interna: la
comunità geo-politica (o, detta meglio, ANTI-politica) dura
quanto dura la forza bruta e non ha mai, né in nessun luogo
né in niente, un fondamento profondo, naturale, spontaneo
ed espansivo, cioè e proprio per questo libertario. Il fallimento
storico è fatale e, alla lunga, se non si cambiano i procedimenti
in direzione di maggiori e migliori, più concrete e progressive
libertà fenomeniche e di un rispetto squisito di ogni persona
umana, per quanto infima e vinta sia, tutto il tempo passato di
inutile violenza, dall'alto, contro quelli del basso, è tempo
miserabilmente perso per tutti: le etnie primarie e le persone individuali
e collettive tornano dove erano quando cominciarono il dispotismo
demenziale e l'imperialismo criminale contro quelli di dentro e
quelli di fuori.
3.5 È, pertanto, importantissima una spiegazione
del perché, del come e del quando dell'instaurazione della
violenza originaria (dal -11.000 al -10.000), senza nessun patto
né limite, con il genocidio di rei e vinti, di una barbarie
indescrivibile.
C'è sempre più bisogno di una teoria ben documentata
degli imperi auto-stabilizzanti e auto-stabilizzati dell'era che
Platone chiamava "età dell'oro" (-8.500 a -2.600)
e degli imperialismi auto-destabilizzanti e auto-destabilizzati,
indipendentemente dalla loro progressiva interpenetrazione, interdipendenza,
interinimicizia e violenza, dell' "era del ferro" che,
secondo Platone, originò il potere occulto, onni-corrotto
e onni-corruttore, derivante dalla moneta ANONIMA, dal -2.600 ai
nostri stessi giorni.
3.6 Tornando all'inizio della storia, allo stesso
tempo triste ed entusiasmante, l'ideale per un impero, abbastanza
sensato per pretendere l'efficacia fenomenica, è ottenere
giorno dopo giorno il monopolio della forza, la creazione di una
giustizia onni-egualitaria e l'instaurazione nei fatti quotidiani
di una onni-solidarietà contagiosa; solo così, le
conseguenze previste permettono di non dover utilizzare la violenza
monopolizzata contro quelli di dentro, e le eventualità imprevedibili
sono occasione di mostrare a tutto il mondo che la stessa violenza
monopolizzata ha tutto da guadagnare senza altro sforzo che un grido
di patriottismo ai suoi cittadini più ribelli e libertari.
4. Quello che meno possiamo ammettere noi semplici
cittadini e le etnie primarie, è che ci si sacrifichi inutilmente
a una o più minoranze palesemente onni-corrotte, onni-corruttrici,
onni-parassitarie, progressivamente mercenarie, colonialiste, con
un'insolenza inaccettabile per qualsiasi persona libera.
Insistiamo nelle grandi linee di una necessaria
teoria empirico-logico-sperimentale degli imperi e degli imperialismi.
4.1 Gli imperi sono stabili e più o meno
facilmente nazionalizzabili, man mano che creano, interiormente,
attraverso una indefinita e onni-libertaria confederabilità
interna di tutti i cittadini e di tutte le cittadinanze, una quasi
unanimità ereditaria-subcosciente in tutte le grandi questioni
e occasioni.
Gli esempi sono da prendere nell'era d'oro di Platone, che oggigiorno
conosciamo sempre meglio, grazie ai ritrovamenti archeologici, nell'era
degli imperi nascenti (-8.500 a -2.600).
4.2 Gli imperialismi (-2.600 ai nostri giorni),
sempre dovunque e in tutto, si sono dimostrati eccessivamente instabili
e sono vulnerabili come li descrive la grafica espressione apocalittica,
"giganti di ferro con piedi e persino gambe di fango".
Inoltre, sempre dovunque e in tutto, hanno paura, si fabbricano
multiple paure e si inventano tanti capri espiatori e purificatori
quante sono le paure dei loro stupidi fantasmi che li perseguitano;
funzionano indossando la divisa così tanto tenuta in considerazione
da tutti gli imbecilli: "dividi e vincerai", hanno paura
di qualsiasi cambiamento di mentalità in qualunque dei loro
popoli, dei loro sudditi, dei gruppi sociali, persino degli stessi
gruppi di pressione e onni-corruzione, sia interni che esterni;
hanno paura di qualsiasi esempio contagioso di onni-libertà
e onni-umanesimo; sanno inventarsi, in ogni momento, nuovi eretici
e traditori, norme anti-politiche fanaticamente difensive e assassine,
frastornando costantemente tutte le strutture, funzioni e organicità
ancestrali-ereditate dalle loro etnie, società, culture,
cittadinanze confederali-interne, precipitando sempre più
verso assolutismi statisti, che sono, di fatto e anti-diritto, stupide
"statolatrie".
5. Davanti alla coscienza della gente, dell'uomo
della strada, del cittadino comune, la comunità geopolitica,
nella quale è nato e vive, riceve la propria legittimazione
storica solamente dimostrando l'efficacia pratica delle loro impostazioni
nei campi specifici e nella totalità dei loro interessi materiali,
morali, intellettuali, ecc.
Questa legittimazione può essere incosciente
o subcosciente, senza lucidità né riflessione da parte
loro, però bisogna tenere in conto che la più grande
lucidità e la più profonda riflessione sfociano infine
e fortunatamente in questo incosciente e subcosciente collettivo,
che quanto più diffuso è, tanto meglio è per
tutti.
Il buon lavoro degli imperi comincia e finisce:
5.1 se sono capaci, più di chiunque altro,
di rispettare e far rispettare da tutti nella concretezza quotidiana,
la libertà e la dignità profonda, trascendente, mistica
e metafisica,
di tutte le persone individuali e collettive
accorse alla loro protezione, e questo per quanto infime, emarginate,
detenute, minorate, condannate,
siano certe persone;
5.2 se sono capaci di proteggere l'esercizio quotidiano
delle concrete libertà fenomeniche, interne ed esterne, già
conseguite da tutti e per tutti;
5.3 se sono capaci di fomentare nuove e concrete
libertà, rese possibili dal semplice progresso tecnico, morale,
culturale e intellettuale delle popolazioni e delle classi etniche
e sociali;
5.4 se sono capaci di difendere efficacemente il
loro paese contro qualsiasi ingerenza e abuso dello straniero, per
quanto potente sia;
5.5 se sono capaci, in caso di concreta ingerenza
straniera in questioni di propria ed esclusiva iniziativa imperiale
o inter-imperiale, di chiamare la gente della loro comunità
geo-politica, i loro liberi cittadini a tutti i loro liberi sacrifici
richiesti da una difesa estrema, e se lo fanno in nome della libertà
per tutti.
6. Bisogna, dunque, parlare con tutti i dettagli
necessari, di strutture, funzioni e organi di autorità-libertà,
e di comando in ogni impero, in ogni democrazia multi-nazionale,
poli-etnica, pluri-classista e pluri-culturale.
Ricordiamo semplicemente che:
6.1 le strutture sono spaziali e di durata più
o meno permanente, ma legate organicamente alla stessa persistenza
dell'essere considerato: sono dette "dia-croniche";
6.2 le funzioni sono iscritte nel tempo e la loro
durata è strettamente limitata al tempo necessario per il
loro compimento all'interno del quadro della struttura matrice-diacronica:
è per questo che le funzioni, che sono temporali e provvisorie
sono dette: "sincroniche";
6.3 gli organi sono spaziali-temporali, diacronici-sincronici,
combinano armonicamente funzioni e strutture per l'evoluzione funzionale
ed evolutiva di ogni essere.
7. Per ultimo, dovremo parlare a lungo di "COMUNIONE
e COMUNITÀ (communere, munus i munus)", di OIKOS (ecologia,
economia, ecumene, meteco) e di RES PUBLICA.
8. Solo a titolo di semplice conseguenza di tutto
ciò che qui si è detto, la più semplice e superficiale
documentazione storico-politica ci dice che "SPAGNA e FRANCIA",
i due imperialismi che ai Catalani è toccato subire a lungo,
sono fanta-Stati, cioè degli Stati a lungo falliti per il
loro stesso sistema di potere, il quale vi è instaurato in
modo che mediocrità o, peggio, assassini ufficiali e patentati
sempre sgovernano il rispettivo impero. Sono dei "farabutti",
persone di buone parole e cattivi fatti, anche se solo per omissione,
paura, pigrizia mentale, mancanza di carattere,
Il conformismo e pancia-contentismo dei Catalani
in tale situazione storica può essere solo tacciato di tradimento,
non perché incosciente meno grave: dobbiamo tutti svegliarci
di fronte alle realtà del nostro tempo, della nostra crisi
di civilizzazione.
Per rifare strada e trasformare tutto in retta
via verso le nostre aspirazioni, imperiali-europee, ecumeniche-mondiali,
TUTTI I CATALANI HANNO BISOGNO DI OGNI CATALANO E OGNI CATALANO
HA BISOGNO DI TUTTI I CATALANI.
(Viva Agustí! È
straordinario. Bisogna leggerlo un poco alla volta. Agustí
era chimico, bisogna capire le formule, bisogna studiare. Quella
che abbiamo letto è una teoria molto studiata ed elaborata.
Agustí voleva che questo arrivasse agli artisti, non voleva
intellettuali né illuminati, voleva che gli artisti con la
loro arte lo facessero arrivare al popolo, con la musica, con le
canzoni, con i quadri, tutto questo arriverà.)
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