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Breve storia della moneta
Agustí Chalaux de Subirà, Brauli Tamarit Tamarit

Moneta telematica e strategia di mercato
Magdalena Grau, Agustí Chalaux

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Note autobiografiche di Agustí Chalaux de Subirà (1911-2006)


LE COMUNITÀ GEOPOLITICHE NELLA STORIA

Nota: le frasi in blu sono commenti del relatore.

(Questi appunti sono tratti dalle lezioni che impartiva Agustí Chalaux durante il decennio 1980-90, nella scuola di adulti che offrì Xiri.)

Punti da studiare per capire alcune cose degli avvenimenti documentati sia del passato che dell'attualità, sia esclusivamente spagnoli che europei o mondiali.

1. Terminologia sistematica (Agustí aveva la fissazione di definire perché, parlando senza definire, le persone si confondono e non parlano della stessa cosa.):

1.1 I Greci chiamavano ACROPOLIS o POLIS la comunità geopolitica e i Latini CIVITAS, parole matrici dalle quali provengono i nostri termini attuali:

1.1.1 "POLITICA"
1.1.2 "CITTADELLA, CITTADINO, CITTADINANZA, CIVILE, CIVILTÀ…"

1.2 La traduzione esatta del termine POLIS, nei linguaggi neolatini, è "CITTÀ-IMPERO" (non CITTÀ-STATO, questa ultima espressione prende la parte: STATO, per il tutto: IMPERO) (Lo Stato è una parte dell'impero, quella che fa da gerente in questioni legislative ed esecutive.).

1.3 Sia i Greci che i Romani intendevano POPULUS e DEMOS in un modo molto più preciso del nostro termine "POPOLO": questi termini greco e latino erano intesi sempre nel senso di "COMUNITÀ GEOPOLITICA ORGANIZZATA SPONTANEAMENTE ED ESPANSIVAMENTE, IN MULTIPLE, COMPLESSISSIME E BEN VIVENTI CITTADINANZE LIBERE".

In questa maniera bisogna intendere le espressioni "DEMOCRAZIA", "VOLONTÀ POPOLARE", "AUTORITÀ POLITICA", "IMPERO", …

Per fissare le idee e non dilungare la presente sintesi, espliciteremo solo le traduzioni sem-etimo-logiche dei termini composti greco "DEMOCRAZIA" e latino "IMPERO" (L'anarchia deve esistere nel mondo della libertà individuale. Archia riguarda la comunità e anarchia riguarda la persona. I due concetti, così intesi, sono complementari e non si escludono.).

1.4 In greco classico, la parola composta "DEMO-CRAZIA" significa: SVILUPPO (IN FORZA) DEL POPOLO, ORGANIZZATO IN IMPERO DAI SUOI STESSI, LIBERI E SOLI CITTADINI (Ad Agustí l'acrazia non piaceva - crazia significa 'forza'; acrazia, 'senza forza' - preferiva la parola libertario.).

1.5 La parola latina IM-PERIUM, IM-PERARE, IM-PARARE significa solo ed esclusivamente "ESSERE FERMO, PRE-FERMARSI INTERIORMENTE, DA DENTRO (PER FAR FRONTE AI PERICOLI ESTERNI)" (Le città-impero sorsero quando furono inventate le mura, le mura erano un elemento persuasivo per chi volesse entrare. Volere un impero non è cattivo, diceva Agustí. L'imperialismo è cattivo, perché significa voler dominare.).

2. Non è documentato che - circa 10.000 anni fa, epoca iniziale in cui fu creata in Asia Minore la prima ACROPOLI, CITTADELLA, CITTÀ-IMPERO - nessuna comunità politica, nessun impero, nessuna "cité", nessuna democrazia, nessuna repubblica,… non fosse multi-nazionale, poli-etnica, pluri-gentilizia,… (Gli accordi che si prendevano venivano da diverse persone capaci di fondare un impero.)

2.1 Platone (Agustí lo nominava molto.) insisteva molto sul fatto che una POLIS, una CITTÀ-IMPERO, un IMPERO inizia sempre e dovunque come una pluri-nazione strategica, a lungo negoziata, volontarista, efficacemente concordata, che per molto tempo non è ancora una neo-etnia, una unanimità auto-pacificante e auto-personalizzante, auto-civilizzante e auto-ecumenica, ma che col tempo e se risponde ai desideri coscienti e incoscienti di tutti i suoi membri, individuali e collettivi, può trasformarsi in una nuova nazione.

Una comunità geopolitica a lungo uni-nazionale non è mai esistita in alcun luogo nella panistoria mondiale scientificamente documentata: è una ucronia e una utopia irrealizzabile, almeno a livello di tutta l'esperienza da circa 10.000 anni (Panistoria significa 'tutta la storia').

I Catalani, dopo le loro sconfitte storiche, comprese quelle più recenti, non hanno più tempo da perdere e bisogna che imparino la lezione: la strada delle loro libertà fenomeniche, concrete e reali, passa attraverso la formazione dell'IMPERO EUROPEO (La grande visione di Agustí.).

Noi catalani non possiamo più perdere le nostre energie etniche e inter-etniche (CATALOGNA SETTENTRIONALE, ANDORRA, PRINCIPATO, FRANGIA D'ARAGONA, VALENZA, ISOLE CATALANE, ALGHERO) per sopportare fanta-Stati nella loro lotta ritardataria contro l'Europa delle etnie.

Gli attuali fanta-Stati della nostra disastrosa Europa sono un esempio tipico di sgoverno e disordine dall'alto, la peggiore mania di tutti gli imperialismi consumati, vecchi e definitivamente falliti.

2.2 Quando una comunità politica o "impero", durevole in quanto efficace nella pratica quotidiana e secolare, si è super-nazionalizzata, si è trasformata in una neo-etnia, ha acquisito, naturalmente, spontaneamente ed espansivamente una unanimità quasi istintiva ed ereditaria in tutte le questioni più importanti della vita sociale-interna e inter-imperiale-mondiale, tende a scomparire dalla mappa degli imperi per formare liberamente parte contraente, come neo-etnia quale è, di un nuovo IMPERO PIÙ IDONEO, in funzione delle nuove realtà e circostanze strategiche, tra tutti gli imperi esistenti in quel momento in tutto il mondo, sempre più inter-dipendenti per azione sotterranea e persistente di un ininterrotto progresso tecnico (Per esempio Internet. Le frasi di Agustí possono essere lunghe e barocche, ma lette lentamente sono molto chiare.).

3. Le comunità politiche che sono esistite nella storia umana per un tempo sufficiente a lasciare testimonianza documentata della loro evoluzione reale, sono state basate e lo sono ancora sulla nozione di "PATTO" (foedus, in latino; parola parallela a FIDES, riservata progressivamente alla FEDE TRASCENDENTE, MISTICA, METAFISICA, CHE VA AL DI LÀ E AL DI FUORI del tempo e dello spazio fisico-fenomenico,…).

3.1 La parola latina foedus fu sempre più riservata alla "fedeltà fenomenica, giorno dopo giorno, a un patto negoziato e stretto liberamente". Ha dato, solo ed esclusivamente, in latino e nelle lingue neo-latine, due unici derivati "federazione" e "confederazione".

3.2 Qui si impone una riflessione, che troveremo di nuovo, per esempio, nell'istituzione monetaria: la mente dell'uomo crea, in primo luogo, nozioni complessissime con e attraverso le sue folgorazioni e realizzazioni intuitive-nascenti e, solo in un secondo momento, distingue, analizza (calcola i componenti) e teorizza. E questo processo mentale è, sempre dovunque e in tutto, molto lungo e dura migliaia e migliaia di anni. E ci siamo ancora. E bisogna educare il popolo in previsione di realizzazioni future pan-democratiche.

La più primitiva "multi-confederazione interna (multi-intra-confederazione o multi-endo-confederazione)" fu quella ecclesiale-inter-totemica-endo-etnica (Convocazioni per scopi sacri, di trascendenza, convocavano i totem per portare più ricchezza in conoscenze di tecniche e di persone e per diversificare il loro menù.), che si sviluppò verso il -60/50.000, dopo una lunghissima preparazione di 40/50.000 anni.

(Questo è successivo: si esponevano verso l'esterno, verso l'estero.)
La più primitiva "uni-federazione esterna, rivolta all'esterno, all'estero (uni-extra-federazione o uni-eso-federazione)" è molto posteriore e si sviluppò solo, per la prima volta, verso il -10.000/11.000 (Periodo in cui si instaura il patriarcato, scompaiono tutti i resti, portano via tutto e, alla fine, arrivano a un accordo.) tra guerrieri vincitori e vinti schiavizzati, ma tutti resi fratelli di sangue: così si formarono le prime uni-eso-federazioni multi-familiari e tribali. Acquisisce una pienezza così efficace e durevole, con le uni-exo-federazioni delle "acropoli, polis, urbs, civitas,…" multi-tribali, multi-nazionali, multi-gentilizie, poli-etniche, …, che dura, nell'Asia Minore, dal -8.500/8.000 fino al -2.600.

Bisogna dunque studiare bene tutta questa lunghissima evoluzione fenomenica dell'uomo, sempre più documentata:

3.2.1 la prima, endo-multi-confederazione, senza scosse, con continuità quotidiana, nella quale tutti partecipano liberamente, nata per la prosperità interna, per la pace endo-etnica e inter-etnica (-60/50.000);

3.2.2 la seconda, eso-uni-federativa, una sola vista dall'esterno, ma, per definizione accumulutiva della storia, utile solo, a livello dei cittadini e delle cittadinanze, se sa rispettare la libertaria endo-multi-confederatività passiva e attiva, che tutti portiamo nel cuore e contro la quale non può competere, mai né in nessun luogo né in niente, la violenza coattiva, il potere brutale, la forza imbecille, la tirannia effimera, il dispotismo disumano.

Bisogna comprendere che la seconda manifestazione della "uni-eso-federazione" nacque in un clima insensato di violenza, prodotta dalla terribile ribellione dei pre-patriarchi contro tutte le culture matriarcali e viriarcali precedenti (nel viriarcato più antico un maschio condottiero è lo schiavo di tutti, quindi vigila e protegge il gregge mentre gli altri mangiano). Nel matriarcato la donna era il centro nazionale e sociale di ogni gruppo umano costituito come endo-etnia libertaria. Chi non ricorda questo fatto originario (la guerra) (-11.000) di tutta l'evoluzione umana ulteriore, non capirà niente né nella linea spezzata dei fatti documentati, né nell'espressione "pienezza dei tempi storici" che accompagna, volens nolens, la nascita della nostra era cristiana.

3.3 Nel e per il patto uni-eso-federativo, la mentalità pro-politica precede lo spazio geo-politico: in altre parole, le esigenze guerriere-strategiche fanno nascere, nelle persone individuali e collettive di etnie differenti, ma ugualmente minacciate da altre o ugualmente vincitrici su altre, ma senza capacità di vittoria tra di loro, il desiderio, la nozione, all'inizio subcosciente, della loro uni-federazione esterna, della loro uni-federazione verso l'esterno, della loro uni-eso-federazione, tuttavia senza alcuna perdita delle loro peculiari libertà nazionali-cittadine, ottenute per indefinito pluralismo confederativo e confederale interno.

È la negazione di questo precedente così tanto libertario indefinito pluralismo confederativo e confederale interno ciò che fa fallire definitivamente, nella coscienza dei popoli, uni-eso-federazioni ancestralmente iscritte nella storia. (Se non ci capiamo all'interno, non possiamo esporci al di fuori.)

3.4 Riassumendo, qualsiasi patto uni-federativo-esterno e pluri-confederativo-interno

3.4.1 o è di negoziazione e contrattazione completamente libera tra le etnie con aspirazioni di eso-uni-federazione e di mantenimento o ingrandimento delle loro già conseguite libertà; in questo caso, se la buona intesa iniziale perdura grazie ai sacrifici intelligenti degli uni e degli altri, se la libertà primaria è rispettata e ampliata dagli uni e dagli altri, se le concrete libertà fenomeniche e le sicurezze giuridiche dei cittadini e delle cittadinanze sono costantemente rispettate e ampliate con riferimento esplicito e in virtù ricordata della fedeltà, giorno dopo giorno, di tutti i loro liberi patti fondativi, la comunità geo-politica che ne risulta è durevole contro tutte le avversità della storia e sa sfruttare tutte le congiunture favorevoli, finendo col creare una super-neo-nazione nuova, una unanimità profonda e radicale tra etnie e inter-etnie originariamente molto differenti e persino nemiche, una neo-nazionalizzazione e neo-nazionalità della quale tutti sono orgogliosi e che se si sovrappone a tutte le eredità ancestrali-particolari di tutte le persone liberamente-partecipanti a questa simbiosi suprema e entusiasmante (Su come si possono organizzare le cose in modo libertario, questo paragrafo per me è prosa politica poetica.).

3.4.2 Oppure è imposto sin dal principio, a partire da qualsiasi momento storico, con la forza bruta, il tradimento, l'inganno, il cinismo, il dispotismo, la tirannia, il potere ignominioso, i sistemi burrocratici-polizieschi-militaristi,… senza considerare l'enorme differenza pratica tra uni-eso-federazione (verso l'esterno) e l'indefinitamente libertaria pluri-confederazione interna: la comunità geo-politica (o, detta meglio, ANTI-politica) dura quanto dura la forza bruta e non ha mai, né in nessun luogo né in niente, un fondamento profondo, naturale, spontaneo ed espansivo, cioè e proprio per questo libertario. Il fallimento storico è fatale e, alla lunga, se non si cambiano i procedimenti in direzione di maggiori e migliori, più concrete e progressive libertà fenomeniche e di un rispetto squisito di ogni persona umana, per quanto infima e vinta sia, tutto il tempo passato di inutile violenza, dall'alto, contro quelli del basso, è tempo miserabilmente perso per tutti: le etnie primarie e le persone individuali e collettive tornano dove erano quando cominciarono il dispotismo demenziale e l'imperialismo criminale contro quelli di dentro e quelli di fuori.

3.5 È, pertanto, importantissima una spiegazione del perché, del come e del quando dell'instaurazione della violenza originaria (dal -11.000 al -10.000), senza nessun patto né limite, con il genocidio di rei e vinti, di una barbarie indescrivibile.
C'è sempre più bisogno di una teoria ben documentata degli imperi auto-stabilizzanti e auto-stabilizzati dell'era che Platone chiamava "età dell'oro" (-8.500 a -2.600) e degli imperialismi auto-destabilizzanti e auto-destabilizzati, indipendentemente dalla loro progressiva interpenetrazione, interdipendenza, interinimicizia e violenza, dell' "era del ferro" che, secondo Platone, originò il potere occulto, onni-corrotto e onni-corruttore, derivante dalla moneta ANONIMA, dal -2.600 ai nostri stessi giorni.

3.6 Tornando all'inizio della storia, allo stesso tempo triste ed entusiasmante, l'ideale per un impero, abbastanza sensato per pretendere l'efficacia fenomenica, è ottenere giorno dopo giorno il monopolio della forza, la creazione di una giustizia onni-egualitaria e l'instaurazione nei fatti quotidiani di una onni-solidarietà contagiosa; solo così, le conseguenze previste permettono di non dover utilizzare la violenza monopolizzata contro quelli di dentro, e le eventualità imprevedibili sono occasione di mostrare a tutto il mondo che la stessa violenza monopolizzata ha tutto da guadagnare senza altro sforzo che un grido di patriottismo ai suoi cittadini più ribelli e libertari.

4. Quello che meno possiamo ammettere noi semplici cittadini e le etnie primarie, è che ci si sacrifichi inutilmente a una o più minoranze palesemente onni-corrotte, onni-corruttrici, onni-parassitarie, progressivamente mercenarie, colonialiste, con un'insolenza inaccettabile per qualsiasi persona libera.

Insistiamo nelle grandi linee di una necessaria teoria empirico-logico-sperimentale degli imperi e degli imperialismi.

4.1 Gli imperi sono stabili e più o meno facilmente nazionalizzabili, man mano che creano, interiormente, attraverso una indefinita e onni-libertaria confederabilità interna di tutti i cittadini e di tutte le cittadinanze, una quasi unanimità ereditaria-subcosciente in tutte le grandi questioni e occasioni.
Gli esempi sono da prendere nell'era d'oro di Platone, che oggigiorno conosciamo sempre meglio, grazie ai ritrovamenti archeologici, nell'era degli imperi nascenti (-8.500 a -2.600).

4.2 Gli imperialismi (-2.600 ai nostri giorni), sempre dovunque e in tutto, si sono dimostrati eccessivamente instabili e sono vulnerabili come li descrive la grafica espressione apocalittica, "giganti di ferro con piedi e persino gambe di fango".
Inoltre, sempre dovunque e in tutto, hanno paura, si fabbricano multiple paure e si inventano tanti capri espiatori e purificatori quante sono le paure dei loro stupidi fantasmi che li perseguitano; funzionano indossando la divisa così tanto tenuta in considerazione da tutti gli imbecilli: "dividi e vincerai", hanno paura di qualsiasi cambiamento di mentalità in qualunque dei loro popoli, dei loro sudditi, dei gruppi sociali, persino degli stessi gruppi di pressione e onni-corruzione, sia interni che esterni; hanno paura di qualsiasi esempio contagioso di onni-libertà e onni-umanesimo; sanno inventarsi, in ogni momento, nuovi eretici e traditori, norme anti-politiche fanaticamente difensive e assassine, frastornando costantemente tutte le strutture, funzioni e organicità ancestrali-ereditate dalle loro etnie, società, culture, cittadinanze confederali-interne, precipitando sempre più verso assolutismi statisti, che sono, di fatto e anti-diritto, stupide "statolatrie".

5. Davanti alla coscienza della gente, dell'uomo della strada, del cittadino comune, la comunità geopolitica, nella quale è nato e vive, riceve la propria legittimazione storica solamente dimostrando l'efficacia pratica delle loro impostazioni nei campi specifici e nella totalità dei loro interessi materiali, morali, intellettuali, ecc.

Questa legittimazione può essere incosciente o subcosciente, senza lucidità né riflessione da parte loro, però bisogna tenere in conto che la più grande lucidità e la più profonda riflessione sfociano infine e fortunatamente in questo incosciente e subcosciente collettivo, che quanto più diffuso è, tanto meglio è per tutti.

Il buon lavoro degli imperi comincia e finisce:

5.1 se sono capaci, più di chiunque altro, di rispettare e far rispettare da tutti nella concretezza quotidiana, la libertà e la dignità profonda, trascendente, mistica e metafisica,… di tutte le persone individuali e collettive accorse alla loro protezione, e questo per quanto infime, emarginate, detenute, minorate, condannate,… siano certe persone;

5.2 se sono capaci di proteggere l'esercizio quotidiano delle concrete libertà fenomeniche, interne ed esterne, già conseguite da tutti e per tutti;

5.3 se sono capaci di fomentare nuove e concrete libertà, rese possibili dal semplice progresso tecnico, morale, culturale e intellettuale delle popolazioni e delle classi etniche e sociali;

5.4 se sono capaci di difendere efficacemente il loro paese contro qualsiasi ingerenza e abuso dello straniero, per quanto potente sia;

5.5 se sono capaci, in caso di concreta ingerenza straniera in questioni di propria ed esclusiva iniziativa imperiale o inter-imperiale, di chiamare la gente della loro comunità geo-politica, i loro liberi cittadini a tutti i loro liberi sacrifici richiesti da una difesa estrema, e se lo fanno in nome della libertà per tutti.

6. Bisogna, dunque, parlare con tutti i dettagli necessari, di strutture, funzioni e organi di autorità-libertà, e di comando in ogni impero, in ogni democrazia multi-nazionale, poli-etnica, pluri-classista e pluri-culturale.

Ricordiamo semplicemente che:

6.1 le strutture sono spaziali e di durata più o meno permanente, ma legate organicamente alla stessa persistenza dell'essere considerato: sono dette "dia-croniche";

6.2 le funzioni sono iscritte nel tempo e la loro durata è strettamente limitata al tempo necessario per il loro compimento all'interno del quadro della struttura matrice-diacronica: è per questo che le funzioni, che sono temporali e provvisorie sono dette: "sincroniche";

6.3 gli organi sono spaziali-temporali, diacronici-sincronici, combinano armonicamente funzioni e strutture per l'evoluzione funzionale ed evolutiva di ogni essere.

7. Per ultimo, dovremo parlare a lungo di "COMUNIONE e COMUNITÀ (communere, munus i munus)", di OIKOS (ecologia, economia, ecumene, meteco) e di RES PUBLICA.

8. Solo a titolo di semplice conseguenza di tutto ciò che qui si è detto, la più semplice e superficiale documentazione storico-politica ci dice che "SPAGNA e FRANCIA", i due imperialismi che ai Catalani è toccato subire a lungo, sono fanta-Stati, cioè degli Stati a lungo falliti per il loro stesso sistema di potere, il quale vi è instaurato in modo che mediocrità o, peggio, assassini ufficiali e patentati sempre sgovernano il rispettivo impero. Sono dei "farabutti", persone di buone parole e cattivi fatti, anche se solo per omissione, paura, pigrizia mentale, mancanza di carattere,…

Il conformismo e pancia-contentismo dei Catalani in tale situazione storica può essere solo tacciato di tradimento, non perché incosciente meno grave: dobbiamo tutti svegliarci di fronte alle realtà del nostro tempo, della nostra crisi di civilizzazione.

Per rifare strada e trasformare tutto in retta via verso le nostre aspirazioni, imperiali-europee, ecumeniche-mondiali, TUTTI I CATALANI HANNO BISOGNO DI OGNI CATALANO E OGNI CATALANO HA BISOGNO DI TUTTI I CATALANI.

(Viva Agustí! È straordinario. Bisogna leggerlo un poco alla volta. Agustí era chimico, bisogna capire le formule, bisogna studiare. Quella che abbiamo letto è una teoria molto studiata ed elaborata. Agustí voleva che questo arrivasse agli artisti, non voleva intellettuali né illuminati, voleva che gli artisti con la loro arte lo facessero arrivare al popolo, con la musica, con le canzoni, con i quadri, tutto questo arriverà.)

 

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